Cari millennial, vi raccontiamo chi è stato Maradona (Era il giorno del suo compleanno )


Furio Zara
Ottobre 29, 2020

Raccontare chi era Maradona ai millennial. Faccenda allo stesso tempo semplicissima e complicatissima. Comunque, proviamoci. Oggi Diego compie 60 anni e va omaggiato come si deve, per quelli che l’hanno visto e per quelli che ne hanno solo sentito parlare, con la gola stretta dall’emozione e le parole che ogni volta sembrano insufficienti a definirne la grandezza. Faccenda semplicissima – dicevamo – perché uno così, ragazzi, non l’avete mai visto; uno così è Messi – solo più decisivo, più uomo-squadra, più capace nei momenti difficili di caricarsi gli altri sulle spalle, più gonfio di personalità, più tribuno del popolo, più feroce, più amato, ebbene sì. Faccenda complicatissima – dicevamo – perché Diego Armando Maradona è stato tante cose insieme, tante cose belle – quando giocava – e brutte – quando invece usciva dallo spogliatoio ed entrava nella vita vera.

Maradona, per esempio, si drogava. Cocaina. Per molto tempo. E non è un bell’esempio, ma in fondo – e gliene va reso atto – a lui di essere un bell’esempio non è mai importato granché. È stato fonte di ispirazione, come lo sono i più grandi artisti della Storia, senza essere mai un modello di niente. Maradona, per esempio, frequentava anche gente da cui è meglio stare alla larga. Ha avuto molti falsi amici, Diego. Eppure la sua anima ancora oggi a chi lo ama appare pura. Perché Maradona – cari millennials – in campo era capace di gesti straordinari e fuori non ha mai avuto paura di mostrarsi nella sua fragilità, che è quella di ogni uomo. Per questo lo amavano tutti, perché riassumeva i vizi di tutti, li concentrava nel suo corpo goffo e agile, un corpo che sembrava inadeguato per giocare a calcio.

Per raccontare di che cosa era capace Maradona in campo basti dire un paio di cose. La prima: ha vinto due scudetti a Napoli, prima e dopo di lui – almeno finora e sono passati trent’anni – non c’è riuscito nessuno. La seconda: ha vinto un Mondiale – quello del Messico nel 1986 – da solo. Non è un modo di dire. L’ha vinto da solo, con dieci comprimari a reggergli lo spartito, mentre urlava al mondo la sua superiorità. Dentro la “bolla magica” di quel Mondiale Maradona ha segnato due gol all’Inghilterra. Il primo di mano – clamorosamente di mano – e ha avuto l’ardire di chiamarla “la Mano de Dios”. Credeva in Dio, Maradona. E credeva in sé stesso. A volte si aveva la sensazione che le due cose coincidessero. E dopo quel gol malandrino, ne fece un altro, forse per farsi perdonare della furbata con cui aveva fregato tutti. Quel gol non si può raccontare. O forse sì. Basta dire: scartò tutta l’Inghilterra e depositò il pallone in rete. Andate a rivederlo su YouTube. Ci sono poche altre cose al mondo che – negli ultimi quarant’anni – hanno avuto quell’impatto emotivo, quella carica di magia, come se il suo correre fosse guidato da Dio.

Quando nel 1987 il Napoli vinse il suo primo scudetto al cimitero della città – il giorno dopo – comparve su un muro una scritta che ha fatto epoca. «Non sapete che vi siete persi». Perché chi ha visto giocare Maradona ha goduto della Bellezza quando diventa Arte, appaltando per sempre un posto nella memoria collettiva e nella centrifuga di emozioni che bruciano dentro di noi. E voi – cari millennials – che siete nati quando Diego aveva già smesso di incantare, sappiate che come lui nessuno mai.

Illustrazione di Paolo Castaldi dedicata a Diego Armando Maradona.

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